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venerdì 17 maggio 2013
"...Hans Lorentz Castorp giaceva nel mezzo sulla bara circondata e assiepata di corone, nella cassa con guarnizioni d'argento. Aveva lottato fino all'ultimo contro la polmonite, con tenacia, benchè, a quanto pareva, si fosse soltanto adattato a stare in questa vita presente, e ora, non si capiva bene se vincitore o sconfitto, ma in ogni caso con espressione severa e pacificata e notevolmente mutatoe col naso appuntito dall'agonia, giaceva sul letto parato a lutto, la metà inferiore nascosta da una coperta sulla quale c'era un ramo di palma, la testa sorretta da un guanciale di seta, in modo che il mento posava bellamente nell'incavo anteriore dell'onorifica gorgiera; e fra le mani, semicoperte dai polsini di pizzo - le dita assestate con artificiosa naturalezza non negavano di essere fredde e inanimate - era stato infilato un crocefisso d'avorio, sulla quale pareva che egli, a palpebre abbassate, tenesse lo sguardo fisso." (cap. 7)
domenica 21 aprile 2013
Se la medicina fosse un film...
Uno dei film più celebri basati sul tema della medicina è quello dedicato al grande medico Patch Adams ideatore della clowterapia.
Ma vorrei proporre un'altra pellicola prodotta nel 1991 meno celebre ma ugualmente utile a far comprendere la complessità del ruolo del medico. Intitolato "Un medico, un uomo", il film tratta di un celebre chirurgo che pratica la sua professione emotivamente distante dai suoi pazienti. Solo quando gli viene diagnosticato un tumore maligno, passando al punto di vista del malato, comprende i suoi errori e cerca di renderne partecipi gli studenti a lui affidati...
https://www.youtube.com/watch?v=hj_3bmfAyag
Ma vorrei proporre un'altra pellicola prodotta nel 1991 meno celebre ma ugualmente utile a far comprendere la complessità del ruolo del medico. Intitolato "Un medico, un uomo", il film tratta di un celebre chirurgo che pratica la sua professione emotivamente distante dai suoi pazienti. Solo quando gli viene diagnosticato un tumore maligno, passando al punto di vista del malato, comprende i suoi errori e cerca di renderne partecipi gli studenti a lui affidati...
https://www.youtube.com/watch?v=hj_3bmfAyag
sabato 20 aprile 2013
La figura del medico nella cinematografia
Ecco un interessante articolo che tratta dell'evoluzione della figura del medico e del rapporto medico-paziente attraverso la rappresentazione cinematografica. Certamente sono entrambi fattori indispensabili al progresso della medicina. Il medico come figura professionale che si evolve nel tempo grazie al progredire della scienza e al conseguente aumento della conoscenza, in concomitanza allo studio psicologico che ha portato ad un miglioramento del rapporto fra medico e paziente, hanno portato a moderni metodi curativi che non si basano esclusivamente sulla scienza (vedi la clownterapia ideata da Patch Adams).
http://www.medicinanarrativa.it/medicinadettagli.asp?p=2&id=55
http://www.medicinanarrativa.it/medicinadettagli.asp?p=2&id=55
Se la medicina fosse un quadro...
Questo è uno dei quadri più celebri nell'ambito della medicina. Dipinto da Pablo Picasso all'età di 16 anni si intitola "Scienza e carità". L'artista, nonostante la sua tenera età, raffigura l'aspetto puramente scientifico del medico, seduto al capezzale del letto, unito al sentimento cupo dell'angoscia rappresentato con una straordinaria naturalezza. L'autore è ispirato dalla grave malattia della sorella minore che muore all'età di 7 anni. Il quadro ben rappresenta l'emblema della medicina, scienza e progresso che devono in ogni momento scontrarsi e legarsi all'umanità dei sentimenti.
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sabato 6 aprile 2013
"L'interesse alla morte e alla malattia, ai fenomeni patologici, alla decadenza non è che una variata espressione dell'interesse alla vita, all'uomo, come dimostra la facoltà umanistica di medicina: chi s'interessa ai fatti organici, alla vita, s'interessa in particolare alla morte; e potrebbe essere oggetto di un romanzo avente per tema la formazione spirituale dell'individuo, mostrare che l'esperienza della morte è infine un'esperienza di vita, e che conduce all'uomo" (Thomas Mann)
La frase è stata pronunciata dal brillante scrittore solo alla fine di una stesura approssimata di quello che, in seguito, sarebbe stato definito come "il miglior romanzo di inizio secolo". Infatti, è solo alle ultime pagine che si giunge alla conclusione che la descrizione della malattia, degli stati di angoscia e di malessere fino alla morte stessa, in realtà sono in "inno alla vita"! Qual è la miglior via per comprendere e apprezzare fino in fondo la vita se non patire, soffrire, temere di perderla! Oltre alle nozioni filosofiche, mediche, pedagogiche, questo romanzo offre importanti spunti di riflessione sulla vita.
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